Finalborgo-Feu de Vie

| 18.11.2017

Piazza del Tribunale, Teatro delle Udienze
Sabato 18 Novembre 2017 alle ore 17.00

Spettacolo teatrale a cura della Compagnia Baba Jaga. Di e con Giuseppina Facco. Regia di Chiara Tessiore e con la supervisione di Annapaola Bardeloni. Musiche ed effetti sonori di Stefan Gandolfo. Ingresso a pagamento.
FEU DE VIE è la storia di una parola che, una volta pronunciata, non ammette ritorno: non si può più tornare indietro. Nasce come un sospetto, poco più che un’idea; l’insinuazione cresce, prende corpo, si diffonde, striscia di mente in mente, diviene un pensiero, un chiodo fisso, un’accusa che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce, finché a qualcuno non esplode in bocca come un grido rabbioso e incontenibile: “Strega”.
FEU DE VIE è uno spettacolo che parla dell’oggi più di quanto non sembri.
È davvero passato quel tempo nel quale il distinguersi dalla banalità, dall’ordinario, equivaleva a vivere nella paura, nascosti e isolati dal resto della società?
Diversità che genera paura. Paura che genera odio. Odio che non ha tempo.
Tra i tanti, troppi esempi di ieri e di oggi, si sceglie di raccontare una vicenda piccola in cui il bisogno di trovare “i colpevoli”, la sete di “capri espiatori” , ci parla di una Storia più grande, una storia di cieca e feroce “caccia all’untore”che sempre si scatena quando a
regnare sono l’ignoranza e la rabbia di un popolo esausto e affamato.
Un processo senza ragione e senza pietà, che condanna e travolge tutto ciò che è diverso.

1631. Il Monferrato è dilaniato dalla peste. I soldati occupano le terre e sottopongono la popolazione a continue violenze e saccheggi. Il popolo è esausto, ha fame. Vuole trovare i colpevoli, i responsabili della sventura che su di loro si sta abbattendo. In una piccola casa isolata, lontana dal Borgo, vive Maria con sua figlia. È sola, vedova e povera. Per sopravvivere fa l’ostetrica ed aiuta le persone con cure officinali. Non ci vorrà molto perché inizi a diffondersi la voce che Maria sia una strega e che lei e la figlia siano le sole responsabili per la carestia che affligge il villaggio.

Viene avviato un processo nel quale vengono interrogati molti testimoni, tutti abitanti del Borgo, alcuni vicini di casa. Tutti sono d’accordo sulla colpevolezza di Maria e di sua figlia. Ognuno aggiunge elementi all’accusa, raccontando di dialoghi col demonio e danze notturne … è la fine per le due donne. Verranno incolpate, processate, torturate ed uccise.

Una storia, come tante; eppure, a renderla unica, è il punto di vista da cui è raccontata: quello di una bambina, Caterina, che – come è tipico dei bambini- è completamente affascinata, incantata da questa Maria che sa curare le persone e sa far nascere i bambini. Vorrebbe, addirittura, poter -un giorno- diventare come lei e, con la piccola Margantina, gioca a raccogliere le erbe e a scappare di notte e correre per i campi facendosi raccontare le cose straordinarie che la sua mamma sa fare…
L’incredulità della bambina verso le terribili voci che iniziano a circolare sulla sua figura di Maria, sarà la chiave per capire ciò che accadrà dopo; perché il ruolo di Caterina, in questa storia, non è solo quello di osservatrice …

Caterina ha 10 anni. Ha una vita normale, una mamma normale… e questo potrebbe sembrare banale, perché “normale ” fa pensare sempre a qualcosa di banale. Caterina invece vorrebbe essere speciale; come la sua amica, Marghantina. Lei sì, è speciale. Marghantina ha una mamma speciale, una vita speciale, tutto ciò che la circonda è speciale. E caterina pensa che la sua amica sia tanto, tanto fortunata. Ma nel tempo di Caterina e Marghantina essere speciali non è qualcosa di cui ci si possa vantare, non è affatto un pregio. Al tempo di Caterina e di Marghantina essere speciale significa vivere nella paura, vivere nascosti, lontano dagli altri e dalla società. Significa che le persone, che gli altri, non ti vogliono perché hanno paura di te. Perché tu sei diverso, diverso da loro. E per chi è diverso, tutto diventa difficile, molto complesso. Pericoloso. Il quotidiano per il diverso ha un altro peso: Il diverso non ha il diritto di vivere una vita normale. Vive nel timore che, da un momento all’altro, la comunità possa strappargli via tutto, la sua vita e la sua identità. Tutto questo meccanismo, a 10 anni, è difficile da comprendere… Teatro delle Udienze