Savona-Comaneci + Follow/The/River live at Raindogs House

| 29.12.2018

Raindogs House/Secondo Piano/Officine Solimano/Savona

sabato 29 dicembre ore 22:00
comaneci live – experimental modern blues-folk
https://www.youtube.com/watch?v=NkWRqD97wGw
https://www.youtube.com/watch?v=AsFIxt8Kkw8
https://www.youtube.com/watch?v=Xu-R6oMOjf4
opening follow / the / river live – stuck somewhere between bon iver’s modern indie-folk and chet faker’s electronic minimalism -
https://www.youtube.com/watch?v=MpbCWFqz1Qc
ingresso 5e con tessera arci

I Comaneci nascono nel 2005 a Ravenna fondati da Francesca Amati, alla quale dal 2009 si affanca dopo un paio di E.P. autoprodotti e un primo album, Volcano, Glauco Salvo con chitarra e banjo. Seguono una lunga serie di concerti
in Italia e all’estero accompagnati tra il 2009 e il 2012 dalla produzione di due dischi. Dal 2017 il batterista Simone
Cavina, entra in pianta stabile nella formazione per le registrazioni di Rob a Bank, quarto lavoro in studio della band,
in uscita a maggio 2018 per Tannen Records. Conosciuti grazie a una intensa attività dal vivo, i Comaneci hanno anche partecipato a colonne sonore – Provincia Meccanica e Acciaio di Stefano Mordini, Supranatura di Dem e SethMorley, a una campagna promozionale del Ministero dei Beni Culturali e collaborato con illustratori come Ericailcane, Giuseppe Palumbo, Bernardo Carvalho, Marina Girardi, Rocco Lombardi, Mara Cerri.

COMANECI “ROB A BANK” – LP/CD/Digital – TANNEN
Fin troppo facile parlare di disco della maturità, a 15 anni dall’esordio, al quarto lavoro sulla lunga distanza, ma il
nuovo album dei Comaneci è senza dubbio il più complesso, e soprattutto completo, della loro carriera, il più riuscito
nel portare avanti questa strana commistione tra melodia, canzone folk e attitudine sperimentale. “Rob a Bank” è
anche il primo lavoro a essere, perlomeno nel risultato fnale, frutto evidente di una vera e propria band, grazie in
particolare all’inserimento alla batteria e percussioni di Simone Cavina. Cavina affanca naturalmente la già affatata
coppia che porta avanti la ragione sociale Comaneci da quasi dieci anni, quella composta dal chitarrista (e molto
altro) cesenaticense Glauco Salvo e dalla cantante (qui, come nei live della band, anche a chitarra e piano elettrico)
ravennate Francesca Amati, che i Comaneci li ha fondati appunto nell’ormai lontano 2005.
Le 12 canzoni di “Rob a Bank” – affascinante già a partire dalla copertina grazie all’artwork curato dall’illustratrice Mara
Cerri – rappresentano una sorta di summa dell’arte musicale dei Comaneci, arte che prende ispirazione in primis
dall’America (delizioso il banjo in “Lovers”) e in particolare da un blues primitivo aggiornato al presente, con l’ausilio
anche di un’elettronica povera che è spesso il valore aggiunto di molti brani, anche solo grazie a fruscii di sottofondo
(l’iniziale “I Want You All” pare quasi una dichiarazione d’intenti). Un viaggio sonoro che parte dai Califone e arriva fn
quasi a Bristol nei momenti più astratti, senza disdegnarne altri più immediati, torch songs o canzoni dal sapore
perfino bucolico (la parte fnale di “Plainsong”). Un viaggio, ancora, che chiude un cerchio, toccando qualcosa che
potrebbe somigliare alla classica contemporanea per poi sfociare in una sorta di violenza repressa in uno degli apici
dell’album, “Cocoon”. La voce di Francesca non è mai stata così centrata, a volte quasi diffcile da riconoscere (in un
pezzo deliziosamente etereo e sospeso come “The Lake”, per esempio), controllata e sicura nel toccare registri
diversi. Un disco fuori dal tempo eppure così contemporaneo, registrato in una villa nella campagna marchigiana da
Mattia Coletti, da sempre legato al progetto e che ne restituisce alla perfezione il suono, così internazionale, eppure
così, in una parola, Comaneci.

Francesca Amati: Piano elettrico, chitarra, voce
Glauco Salvo: chitarre, banjo, tape-loops, elettronica, voce
Simone Cavina: batteria, percussioni, voce

Registrato e mixato da Mattia Coletti presso “Zeno Studio Mobile” a Villa Tereze, Pergola
Masterizzato da Filippo Strang
Artwork: Mara Cerri e Marco Smacchia