Savona-Leo Gullotta al Teatro Chiabrera

| 17.12. - 19.12.2019

17-18-19 Dicembre, ore 21 (turni A-B-C)

ENFI TEATRO/TEATRO STABILE DI CATANIA

LEO GULLOTTA

“PENSACI GIACOMINO!”

di Luigi Pirandello

lettura drammaturgica e regia di FABIO GROSSI

con Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e con Sergio Mascherpa

scene e costumi di Angela Gallaro Goracci musiche di Germano Mazzocchetti
luci di Umile Vainieri

“Pensaci, Giacomino!” nasce in veste di novella nel 1910, debutta a Roma nel 1916 in una versione teatrale in dialetto siciliano con la Compagnia di Angelo Musco e viene pubblicata in lingua nel 1917. Tutti i ragionamenti, i luoghi comuni, gli assiomi pirandelliani sono presenti in questa opera. Un testo di condanna, condanna di una società becera e ciarliera, dove il gioco della calunnia, del dissacro e del bigottismo e sempre pronto ad esibirsi. La storia racconta di una fanciulla che, rimasta incinta del suo giovane fidanzato, non sa come poter portare avanti la gravidanza. Il professore Toti pensa di poterla aiutare chiedendola in moglie e così autorizzandola a vivere della sua pensione il giorno che lui non ci sarà più. Naturalmente la società civile si rivolterà contro questa decisione anche a discapito della piccola creatura che, nel frat- tempo, è venuta al mondo. Finale pirandelliano pieno di amara speranza, dove il giovane Giacomino prenderà coscienza del suo essere, del suo essere uomo, del suo essere padre e andrà via da quella casa che lo tiene prigioniero, per vivere la sua vita con il figlio e con la giovane madre. Da qui si desume quanto tutto questo possa far esprimere il pensiero pirandelliano nei confronti di una società che allora era misogina, opportunista e becera. Racconta di uno Stato patrigno nei confronti dei propri cittadini, soprattutto nei confronti della casta degli insegnanti, sottopagati e bistrattati. Gran bella qualità del Premio Nobel di Agrigento nel prevedere il futuro e, come raccontava Giovan Battista Vico, i corsi e ricorsi storici, cioè nulla cambia nulla si trasforma: ancora oggi si veste dei soliti cenci, unti e bisunti. Una società quindi letta con la mostruosità di giganti opprimenti, presenti, determinanti, dequalificanti.