Finalborgo-”Sulle Spine”

Lunedì 17 aprile 2017 presso l’auditorium di Santa Caterina, alle ore 21 va in scena lo spettacolo teatrale dal titolo “Sulle Spine”, un noir psicologico a tinte comiche, con Fabio Scudellaro e Luca Rossetto. Regia di Fabio Scudellaro. A cura de “La Città del Sogno”.

Il copione è ad opera di Franca Valeri, che lo definisce ”molto comico e molto crudele, molto quotidiano e abbastanza surreale per privilegiare nello spettatore il divertimento come sarebbe la formula della vera comicità teatrale.”

Silio, aspirante attore sessualmente incerto, dopo aver trascorso l’intera vita alla ricerca continua di un affetto negato decide di prendere in pugno la situazione e di forzare gli eventi a suo favore. Guidato da una lucida follia modifica i destini della propria famiglia passando indenne attraverso situazioni ai limiti dell’attacco cardiaco con Fabio Scudellaro

Noir psicologico a tinte comiche’è la definizione che meglio descrive il genere di questa pièce teatrale. Si parte da spunti di realtà oggettivamente drammatici raccontati attraverso il filtro di un’ironia schietta e travolgente.La trama si dipana attraverso situazioni probabili, ma imprevedibili tanto da spiazzare continuamente lo spettatore con una serie di colpi di scena che fanno assumere alla storia una parvenza di thriller.Silio, aspirante attore sessualmente incerto, dopo aver trascorso l’intera vita alla ricerca continua di un affetto negato decide di prendere in pugno la situazione e di forzare gli eventi a suo favore. Guidato da una lucida follia modifica i destini della propria famiglia passando indenne attraverso situazioni ai limiti dell’attacco cardiaco.

L’autore chiama “noir psicologico a tinte comiche” il dramma SULLE SPINE e mantiene la promessa sino in fondo: il coltello nella locandina è già pronto per essere immerso in un corpo immobilizzato? Da chi? Evidentemente da tutti quelli di cui il protagonista, unica voce, ha avuto il bisogno di liberarsi per non essere trafitto. Esaminiamo questa liberazione o atto liberatorio che tiene sulle spine noi spettatori-lettori più che il protagonista. I “chi” sono certamente quelli da cui vorremmo tutti affrancarci, perlomeno nella vita, dato che liberarsene prevede una violenza non per tutti necessaria o possibile.

Ma lo è per questo trentacinquenne elegante, come è scritto nelle didascalie iniziali, che unisce alle insofferenze universali le insicurezze particolari che portano sia all’analisi che al delitto, o al delirio delittuoso.Sarebbe ufficialmente una tragedia a molti personaggi con molte belle parti da contrapporre al protagonista che potrebbe avere il suo nome nel titolo.

Ma è un monologo, adorabile forma teatrale, e si sa che nella solitudine siamo spesso fondamentalmente comici e facciamo delle cose che sono vere per noi e misteriose per gli altri. E qui l’autore ha messo abilmente i tempi del “giallo”. Ma non perde mai di vista il percorso psicologico che porta il suo personaggio a rompere con la vita che “gli diedero”. E’ un sogno? Potrebbe esserlo. Un sogno da non sottoporre al suo psicanalista di cui è anche sognata grottescamente la fine (un momento di comicità irresistibile) nel generale lento disfacimento anche del proprio aspetto.

Questa pregevole intuizione, riconoscibile da tutti nella sua sotterranea verità, si fregia in questo “pezzo di teatro” di quel linguaggio quotidiano e immediato che è la vera veste teatrale dell’ironia e del grottesco così da far arrivare agli ignari spettatori-lettori e al loro divertimento il malessere che voleva rappresentare.